Il presente rapporto costituisce il frutto di un lavoro di ricerca e analisi condotto da un gruppo di ricercatori dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, istituito nel 2013 per raccogliere in un unico centro scientifico le competenze e le energie formatesi nell’ambito delle molte esperienze didattiche e di ricerca condotte presso l’ ateneo: un corso base e un corso progredito di Sociologia della criminalità organizzata, una Summer School on Organized Crime, un corso di specializzazione post-laurea in Scenari internazionali della criminalità organizzata, diversi laboratori interdisciplinari, un’università itinerante sul tema della “Legalità difficile”, nonché il progetto di un nuovo corso in Sociologia e metodi dell’educazione alla legalità, nel quadro di un protocollo di collaborazione sottoscritto, nello stesso 2013, con il Ministero dell’Istruzione e dell’Università. Tre dei quattro ricercatori hanno conseguito il diploma di specializzazione post-laurea; tutti hanno già tenuto relazioni in qualificate sedi accademiche. Il rapporto che qui si consegna ha una natura introduttiva alla conoscenza e alla comprensione delle attuali dimensioni e manifestazioni del fenomeno mafioso nelle regioni settentrionali. Si prefigge cioè di ricostruire la presenza del fenomeno sulla base delle dinamiche registrate negli ultimi cinque anni (2009-primo trimestre del 2014), e di connetterle con i dati storici precedenti. Costituisce in tal senso una prima esplorazione delle caratteristiche e delle tendenze attuali della presenza mafiosa nell’Italia del nord, nella quale è stata ricompresa per ragioni di contiguità territoriale e di integrazione socio-economica l’Emilia Romagna.
Per questo il rapporto va considerato un primo passo verso una lettura critica e in certa misura predittiva delle principali dinamiche in atto, che verranno in sede successiva ulteriormente precisate e articolate, soprattutto con riferimento ai campi di attività delle differenti organizzazioni mafiose.Gli orientamenti descrittivi e interpretativi di fondo che vengono qui proposti sono il risultato dell’analisi combinata di alcuni fondamentali indicatori quantitativi, della loro integrazione con una batteria di indicatori qualitativi rilevanti suggeriti dalla ricerca empirica e teorica, e di una complessiva ponderazione dei dati così acquisiti in relazione alle loro cornici storiche e sociali. A tal fine il gruppo di ricerca si è avvalso di una pluralità qualificata di fonti di informazione: i documenti ufficiali, al cui interno un ruolo di primo piano hanno giocato quelli giudiziari o prodotti da strutture investigative; le intense e differenti esperienze di impegno e di studio in materia, anche sulle organizzazioni criminali internazionali; il ricco patrimonio di conoscenze accumulato attraverso seminari e tesi di laurea sul fenomeno mafioso nelle comunità settentrionali; la ricca rete di relazioni costruita con amministrazioni comunali, strutture investigative, università, realtà associative. E si è orientato nella eterogeneità di dati così acquisiti adottando la pluralità di prospettive e metodologie affermatasi nel confronto scientifico,
istituzionale e civile.

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Primo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali